image::guerrilla | L'arte di dissentire

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Tutti gli animi avveduti della nostra epoca convengono sul fatto evidente che per l'arte è divenuto impossibile affermarsi come attività superiore, o anche solo come attività di compensazione alla quale potersi onorevolmente dedicare. La causa di questo declino è manifestatamente la comparsa di forze produttive che necessitano altri rapporti di produzione e di una nuova pratica della vita. [...] Si tratta, beninteso, di superare qualsiasi idea di scandalo. Dato che la negazione della concezione borghese del genio e dell'arte ha già ampiamente fatto il suo tempo, i baffi della Gioconda non presentano più alcuno spunto di interesse maggiore della prima versione dello stesso quadro. È necessario oggi seguire quel processo fino alla negazione della negazione. A dire il vero, bisogna farla finita con tutte le nozioni di proprietà personale in questa materia. Il sorgere di altre necessità rende sorpassate le “geniali” realizzazioni precedenti. Esse divengono ostacoli, temibili abitudini. La questione non è sapere se siamo o meno inclini ad apprezzarle. Dobbiamo passare oltre.” (G.Debord e Gil J Wolman, Mode d'emploi du détournment, in «Les Lèvres nues», n.8, Maggio 1956, Bruxelles)

Vuoi per abitudine, vuoi per pigrizia di pensiero, alle parole cultura e immaginazione siamo soliti associare attività museali, opere d'arte, grandi e piccole sale di gallerie d'arte contemporanea, il nostro patrimonio artistico, e così via dicendo. A tratti, anche chi scrive, subisce il fascino della oramai stereotipata figura romantica del poeta dandy, dell'artista maledetto in grado di gettare il suo sguardo oltre la realtà verso i luoghi inesplorati dell'immaginazione e della fantasia.
Credo anche però si sia speculato sufficentemente su questa figura, e spesso in malafede. Trovo che la pazzia, l'irrequietezza, il maledettismo e l'intransigenza di questa figura propagandata dalla cultura ufficiale siano divenute forme sterili ed inoffensive che hanno reso l'arte complice della degenerazione culturale in cui versa l'immaginario collettivo delle nostre società.
Trovo ridicolo continuare ad ascoltare banalità compiaciute su arte etica, arte etnica o arte sociale, quasi come se il concetto d'arte fosse un'area ben definita del nostro pensiero declinabile in molteplici salse, anche quelle caritatevoli e pietistiche a cui ci hanno abituato i tradizionali sistemi di informazione.
Credo che parlando di creatività ed immaginazione, individuale e collettiva, non si debbano e non si possano imporre né imperativi né ristrette categorie di appartenenza. Credo che l'attività immaginifica di ogni individuo o di una comunità possa realizzarsi nelle forme più disparate come è sinora successo per la pittura, la scultura, il teatro, il cinema, la culinaria, ma anche la matematica, la fisica, la chimica etc.
L'immaginazione ha sempre trovato nelle arti – intese qua genericamentw come momenti di comunicazione – la risposta alle necessità e ai bisogni dell'uomo. Mai come oggi però la produzione 'immateriale' dei linguaggi dello spettacolo con i suoi simboli e le sue ibridazioni con la vita reale, incide ed altera la sfera intima dei bisogni di una società, andando a modificarne radicalmente sistemi di valori ed immaginari collettivi. In particolar modo i linguaggi a cui siamo assoggettati si impongono come linguaggi da ascoltare e mai da parlare, casomai da imitare o consumare. Le tradizionali forme di lotta e di protesta – manifestazioni di piazza, sit-in etc. - che ancora risentono del vecchio mondo della produzione materiale, risultano nella maggior parte dei casi inefficaci dinanzi alla potenza persuasiva dei linguaggi dello spettacolo.
Senza quindi disquisire su cosa sia arte e cosa non lo sia e senza reclamare posti al sistema dell'arte ufficiale, è forse possibile ed interessante rivolgere le nostre attività immaginative verso la creazione di nuove forme culturali di dissenso.
Ecco quindi l'idea di creare un gruppo di lavoro che operi in questa direzione, facendo tesoro di tutte le esperienze di comunicazione-guerriglia (locali e globali), delle pratiche dell'attivismo telematico (in particolar modo della recente net.art internazionale) e delle pratiche di comunicazione ed informazione indipendente.

2 Novembre
Realtà e rappresentazione: possibili ibridazioni tra arte e attivismo.
C.Pestelli

8 Novembre
Fotomontaggio e collage: decostruzione dei codici visivi.
C.Pestelli

15 Novembre
AUTOFORMAZIONE

23 e 24 Novembre
Il video e l'immagine pro-positiva.
G.Verde

29 Novembre
AUTOFORMAZIONE

6 Dicembre
Reti, identità multiple e comunicazione-guerriglia I
C.Pestelli

13 Dicembre
Reti, identità multiple e comunicazione-guerriglia II + AUTOFORMAZIONE
C.Pestelli

20 Dicembre
AUTOFORMAZIONE

10 Gennaio
Il caso Luther Blissett: nomi multipli controcultura, mitopoiesi.
V.Baroni

17 Gennaio
AUTOFORMAZIONE

24 Gennaio
L'esperienza del Gerrilla Marketing
A.Natella e Guerrilla Marketing

31 Gennaio
AUTOFORMAZIONE

7 Febbraio
AUTOFORMAZIONE

14 Febbraio
AUTOFORMAZIONE